Ricerche correlate

Da GiovaniPensatori.

In relazione alle tematiche trattate da Hans Jonas nel primo capitolo de "Il principio responsabilità", sono state svolte alcune ricerche, riportate qui in seguito.

Riflessioni sulla tecnica e la sua influenza sulla cultura giovanile nel mondo: il caso della Thailandia

Per approfondire il rapporto tra tecnologia e giovani abbiamo intervistato un ragazzo thailandese momentaneamente in Italia per un anno di studio e una ragazza italiana di ritorno, al contrario, da un anno di studio in Thailandia. Il metodo scelto per affrontare l’argomento è stato fondamentalmente quello del confronto tra la situazione italiana e quella thailandese, al fine di comprendere quale sia l’influenza della tecnologia sui giovani attraverso racconti di esperienze vissute e basandosi quindi su una testimonianza in prima persona piuttosto che su anonime informazioni sul web. Senza troppo stupore abbiamo scoperto che anche i giovani thailandesi frequentano molto spesso i fast-food e amano andare da McDonald’s o Burger King per un pasto “squisito”, ma certamente poco salutare. Sono molto diffusi i social network ma, a differenza dell’Italia, la censura a cui sono sottoposti è più rigida: un “Mi piace” su Facebook a un commento offensivo verso la casa reale può costare anche la galera. Come i ragazzi di tutto il mondo, i giovani thailandesi sono attenti alla tecnologia e alle ultime novità in materia di computer, telefoni, videogiochi e apparecchi elettronici. La possibilità di comprarli è di gran lunga maggiore che in Italia a causa del prezzo minore e del costo della vita meno elevato. La maggior parte delle scuole thailandesi, che seguono un sistema scolastico di stampo americano, possiede un laboratorio informatico e lavagne interattive, che vengono spesso utilizzati per progetti scolastici. Più in generale possiamo concludere che le attività quotidiane, gli sport, gli interessi degli adolescenti in Thailandia sono molto simili ai nostri e che si riducono sempre più le differenze culturali tra i due popoli, anche a discapito del prezioso bagaglio di tradizioni proprie di ciascun popolo.


Presenza di centrali nucleari in alcuni importanti Stati ed atteggiamento nei confronti della produzione e dell’uso dell’energia nucleare

L’Italia ha scarse risorse di uranio, quindi l’importazione comporterebbe costi molto elevati per la produzione di una quantità di energia sufficiente per tutto il Paese. Le centrali nucleari attive in Italia furono chiuse dopo il disastro di Chernobyl, le cui conseguenze gravarono anche sui nostri territori. Oltretutto in Italia sarebbe rischioso costruire nuove centrali nucleari: se la mafia dovesse infiltrarsi negli appalti e, vedendo un’enorme fonte di guadagno, riducesse al minimo le condizioni per la sicurezza e sfruttasse al massimo la produzione di energia? Il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani hanno votato contro il nucleare, votando Sì al referendum abrogativo istituito dal governo.

In Spagna la costruzione di nuove centrali nucleari fu abbandonata dal 1983; dal 2011 il governo si è impegnato a chiuderle definitivamente e a sfruttare fonti di energia alternativa.

La Germania è il Paese con più centrali in Europa. Nel 2002 lo Stato decise di chiudere gli stabilimenti vecchi e vietò di costruirne di nuovi. Dopo il disastro di Fukushima (11 marzo 2011 – N.d.R.) la Germania conferma la sua fermezza contro il nucleare.

In Inghilterra sono nove le centrali nucleari attive e i provvedimenti politici fanno intendere che non si vuole rinunciare al nucleare in tempi brevi.

La Svizzera mantiene attive quattro centrali, che saranno chiuse entro il 2019 per incentivare il rinnovabile.

La Russia è lo Stato con la situazione più critica. E’ nota l’esistenza di città-fantasma, addirittura cancellate dalle cartine, in cui sono sotterrate, senza giusti criteri, le scorie radioattive. Il governo accetta l’inammissibile importazione di scorie da altri Paesi, preferendo alla sicurezza dei cittadini il denaro. Al momento i reattori operativi sono vecchi (risalgono al 1950) e non all’avanguardia delle nuove tecniche di sicurezza. In più, si e’ predisposto che entro il 2030 vi sarà un aumento dei reattori, che attualmente sono trentadue.

Negli Stati Uniti sono presenti sessantacinque centrali attive, e altre sette sono in progettazione.

In Giappone, dopo il disastro di Fukushima, il piano sul nucleare è cambiato: se prima dell’11 marzo si voleva incrementare l’uso delle centrali, ora si cerca di incentivare l’utilizzo dell’energia rinnovabile.


Il disastro di Fukushima

Il 24 maggio 2011 la TEPCO, la società che gestisce l'impianto, ha confermato che nei giorni immediatamente seguenti al maremoto è avvenuta la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3, con un accumulo del materiale fuso alla base dei vessel. Il quarto, il quinto e il sesto reattore della centrale sono stati portati in pochi giorni dall'incidente allo "spegnimento stabile" (temperatura sul fondo dei recipienti di contenimento dei reattori inferiore a 100 gradi), mentre i primi tre hanno raggiunto questa condizione il 16 dicembre 2011 passando per lo stadio di "raffreddamento stabile" (funzionamento del sistema di raffreddamento a regime e senza aumento del livello dell'acqua accumulata e conseguente diminuzione continua della temperatura e della radioattività) in data 20 luglio 2011. Complessivamente l'incidente, nella prima settimana stimato al grado 4 della scala INES, quindi al livello 5 (a pari livello con il singolo Three Mile Island in cui però non si ebbero né esplosioni, né rilasci di radioattività nell'ambiente pari all'evento giapponese); è stato infine provvisoriamente classificato dall'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone al grado 7, il massimo grado della scala, finora raggiunto solo dal disastro di Cernobyl, considerando l'insieme dell'evento e non più i singoli incidenti distinti (classificati tra i livelli 3 e 5). A causa del terremoto molti altri impianti nucleari giapponesi sono stati coinvolti, sia centrali nucleari che impianti del ciclo del combustibile. Gli impianti di generazione elettrica direttamente coinvolti con arresti automatici dei reattori sono stati quelli di Fukushima Dai-ichi, Fukushima Dai-ni, Onagawa e Tokai; è stato anche coinvolto il Centro di riprocessamento di Rokkasho che funziona con l'energia fornita dai generatori diesel di emergenza. Le maggiori preoccupazioni riguardano quattro dei sei reattori dell'impianto di Fukushima Dai-ichi, e in particolare il reattore numero 4, il cui edificio è stato quello maggiormente danneggiato dalle esplosioni di idrogeno, e nel quale le barre di combustibile a rischio fusione non sono quelle in uso all'interno del recipiente in pressione (vessel), ma quelle stoccate nelle vasche del combustibile esausto, che si trovano quindi al di fuori della struttura di contenimento primaria del reattore. L'11 marzo, a seguito della mancata alimentazione dei sistemi di refrigerazione dell'impianto di Fukushima Dai-ichi, la TEPCO ha dichiarato lo stato di emergenza, questo ha portato le autorità ad evacuare la popolazione residente entro i 3 km dall'impianto, cioè 1000 persone circa. Nei primi giorni di aprile livelli di radioattività superiori ai limiti legali sono stati ufficialmente ammessi anche fra 30 e 40 km dalla centrale, ma per ora non si è dato corso ad evacuazioni. Al 13 marzo, la TEPCO ha dichiarato di aver evacuato, in coordinamento con le autorità di governo, la popolazione residente entro un raggio di 20 km dalla Centrale Fukushima Dai-ichi e di 10 km dalla centrale di Fukushima Dai-ni. Il 15 marzo il premier giapponese Naoto Kan ha dichiarato che la zona di evacuazione attorno alla centrale di Fukushima è stata ampliata a un raggio di 30 km; tra i 20 e i 30 km l'abbandono delle case non è obbligatorio ma viene prescritto di non uscire di casa. In seguito il governo giapponese, dopo aver vietato l'accesso nel raggio di 20 km. attorno alla centrale, ha ordinato l'evacuazione di altre cinque città, site fuori da tale area. Per prevenire possibili deleteri effetti dagli isotopi di iodio radioattivo, le autorità hanno predisposto la distribuzione di pillole allo ioduro di potassio per saturare la tiroide e prevenire gli effetti di quello radioattivo. Questo permette al corpo di non assimilare lo iodio-131 se si è venuti a contatto con esso.


Gli organismi sovranazionali e l'energia nucleare

L’AIEA è un’agenzia internazionale particolare per l’energia atomica, con sede a Vienna, ha competenze in 5 settori: le scienze e le applicazioni nucleari; l’energia nucleare; la salvezza sul posto di lavoro e la sicurezza per i soggetti esterni agli impianti; il dipartimento che ha competenze sulle misure di sicurezza sugli impianti nucleari denominato “safeguard” e la cooperazione tecnica per far sì che i paesi emergenti collaborino ad un impiego pacifico del nucleare.

Un altro organo importante nel contesto del nucleare è l’EURATOM (comunità europea dell’energia atomica) che ha aderito alla convenzione sulla sicurezza nucleare volta a migliorare quest’ultima a livello mondiale. Le competenze dell’EURATOM fanno riferimento alle disposizioni del trattato relativo alla tutela della salute della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli di radiazioni. Gli obiettivi principali della convenzione sono diversi: conseguire e mantenere un livello di sicurezza nucleare elevato, istituire e mantenere negli impianti difese efficace prevenire gli incidenti; a questo scopo è stato realizzato un quadro legislativo, normativo ed amministrativo per garantire la sicurezza negli impianti che prevede l’istituzione di prescrizioni e norme adeguate di sicurezza nazionale, il divieto di realizzare impianti nucleari senza autorizzazione e un sistema di ispezioni e valutazioni.. La convenzione stabilisce anche criteri di valutazione riguardanti la scelta del sito, la progettazione, la costruzione e l’esercizio dell’impianto.